Tante fatture elettroniche in una tabella

Trascina qui tutte le fatture .xml e .xml.p7m di un trimestre, anche cento insieme: esce una tabella sola con data, numero, controparte, imponibile e imposta per aliquota, totale e tipo documento, da scaricare in CSV o in Excel. I file restano nel tuo browser.

Trascina qui le fatture .xml e .xml.p7m, o tocca per sceglierle
Le fatture restano nel tuo browser: non vengono caricate da nessuna parte, nemmeno quelle firmate.

Che cosa esce, colonna per colonna

La tabella prende i numeri dove li mette il tracciato, e non dove sembrerebbe naturale prenderli. Imponibile e imposta arrivano dai DatiRiepilogo, che sono un blocco per ogni aliquota, e non dalla somma delle righe di dettaglio: fra i due conti ci sono sconti e arrotondamenti, e quello che vale per l'IVA è il riepilogo. Il totale è l'ImportoTotaleDocumento scritto dentro il file; quando manca, e può mancare perché è un campo facoltativo, viene calcolato e la riga lo dichiara.

Si sceglie una riga per fattura, una riga per aliquota IVA oppure una riga per linea di dettaglio. La prima serve per vedere il periodo, la seconda è quella che serve davvero quando bisogna sapere quanto imponibile al 22 e quanto al 10, la terza per andare a guardare che cosa è stato venduto. Le colonne che sarebbero vuote per tutte le fatture caricate non compaiono: se nessuna ha il bollo, la colonna del bollo non c'è. Quello che si vede e quello che si scarica escono dalla stessa funzione, quindi non possono raccontare due cose diverse.

Se una riga va guardata da vicino, come una fattura vera, con le righe, l'indirizzo e le condizioni di pagamento, quella è un'altra pagina e si chiama Leggi la fattura elettronica.

I casi che fanno sbagliare un trimestre intero

Sono quattro e sono sempre gli stessi. Le note di credito (TD04 e TD08) vanno sottratte: contate in positivo gonfiano il totale, e in un riepilogo di cento fatture nessuno se ne accorge. Qui vanno in negativo, con la riga in rosso, e si può togliere la spunta se si vuole il contrario.

L'inversione contabile (natura N6.x, il reverse charge) ha imposta zero dentro il documento perché la deve assolvere chi compra: non è un file sbagliato, e la pagina lo dice invece di lasciarti pensare che manchi l'IVA. La scissione dei pagamenti (esigibilità S, lo split payment verso la pubblica amministrazione) ha l'IVA scritta in fattura ma non la incassa chi la emette. Il bollo di due euro non è imponibile e non entra nell'IVA: sta in una colonna sua e si somma al totale.

Il quarto è il più banale e il più insidioso: nella cartella scaricata dal portale dell'Agenzia le fatture emesse e ricevute stanno mescolate, e un riepilogo che le somma insieme non vuol dire niente. Si distinguono dalla partita IVA, che la pagina prova a dedurre da sola guardando quale compare in quasi tutti i file; se due pareggiano non indovina, te la chiede.

Quando i conti non tornano, viene scritto

C'è una proprietà che si può pretendere anche su una fattura vera, senza sapere niente di chi l'ha emessa: imponibili più imposte, più il bollo e meno la ritenuta, deve dare il totale dichiarato dentro il file. Quando torna, non compare niente. Quando non torna, la riga viene marcata nella colonna «Da guardare» con la differenza in euro. Il file resta com'è: qui viene solo detto, perché scegliere in silenzio quale dei due numeri è quello buono sarebbe il modo più rapido di far sbagliare i conti a qualcuno.

Il tracciato ha molti blocchi facoltativi, e vale la pena dire che cosa resta fuori dalle colonne: gli allegati dentro la fattura, la causale, i riferimenti all'ordine, al contratto e al documento di trasporto, i dati del veicolo, le rate multiple di pagamento (viene presa la prima scadenza), la cassa previdenziale e le ritenute quando sono più di una, che vengono sommate. Non spariscono dal file, semplicemente non hanno una colonna: se ti servono, la fattura singola va aperta.

Sui numeri, un dettaglio che evita una domanda: gli importi vengono maneggiati in centesimi interi e non in virgola mobile. Sommare cento fatture in virgola mobile e poi confrontare il totale con quello scritto nel file fa comparire scarti da mezzo centesimo che non esistono, e uno strumento che segnala errori inventati è peggio di uno che non segnala niente.

Quello che non fa, ed è importante quanto il resto

La firma digitale non viene verificata. I file .xml.p7m si aprono, perché dentro la busta c'è l'XML e quello si legge, ma dire se la firma è valida, se il certificato era buono quel giorno e se è stato revocato è un altro mestiere, che vuole gli elenchi pubblici aggiornati: per quello servono i verificatori qualificati dell'elenco AgID. È la stessa cosa che dichiara Apri file p7m.

E questo non è un registro IVA. È un aiuto a leggere in fretta un mucchio di file che da soli non si leggono: la liquidazione, i registri e la dichiarazione restano il lavoro del commercialista, che tra l'altro ha il gestionale che quei file li importa. Serve a rispondere a «quanto ho fatturato in questo trimestre» e a «girami i dati» senza aprire cento file uno per uno.

Il file scaricato è un CSV con il punto e virgola, che è il separatore che si aspetta l'Excel italiano, oppure un .xlsx vero, in cui gli importi sono numeri (si sommano) e i codici restano testo, così le partite IVA non perdono lo zero davanti. Le date invece entrano come testo, nella forma giorno/mese/anno: è la scelta già presa dagli altri strumenti del sito, perché una data reinterpretata da Excel cambia da sola. Per questo le righe escono già in ordine di data, così l'ordine giusto ce l'hai comunque. Se ti serve capire meglio come Excel tratta i codici c'è Da CSV a Excel, e sui due conti che si fanno più spesso ci sono Marca da bollo in fattura e Scadenza della fattura.