Calcolo del periodo di comporto

Somma i giorni di malattia che cadono dentro la finestra mobile prevista dal tuo contratto, dice quanti giorni restano e in che data i giorni più vecchi escono dal conteggio.

Limite, finestra e regola di conteggio cambiano da contratto a contratto, quindi prendili dal testo del CCNL applicato, il cui nome è indicato in busta paga. Qui non ci sono valori precaricati proprio per non farti calcolare su numeri di qualcun altro.

Periodi di malattia

Inserisci un periodo per certificato o per assenza continuativa. Se la malattia è ancora in corso lascia vuoto il campo «Al», così viene contata fino alla data di riferimento.

Le date restano nel browser, non vengono inviate da nessuna parte.

Che cos’è il periodo di comporto

È il tempo per cui il lavoratore assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto. L’art. 2110 del Codice civile non fissa un numero di giorni, ma rinvia a legge, contratti collettivi, usi o equità, e stabilisce che il licenziamento è possibile solo dopo che quel periodo è trascorso. Un licenziamento intimato prima del superamento è illegittimo, quindi il conteggio non è un dettaglio burocratico ma la cosa che decide se il posto è al sicuro.

Perché i numeri li devi mettere tu

Il limite e l’arco di tempo in cui si sommano i giorni li scrive il CCNL applicato, e cambiano molto: ci sono contratti che ragionano in giorni nell’anno solare, altri che sommano i giorni degli ultimi tre anni, altri ancora che legano il limite all’anzianità di servizio. Anche il modo di contare cambia, perché in molti contratti valgono i giorni di calendario (domeniche e festivi compresi, se cadono dentro il certificato) mentre in altri contano solo i giorni lavorativi. Per questo il tool chiede tutto e non precarica niente, perché il dato vero sta nel testo del contratto, il cui nome trovi in busta paga, oppure te lo dicono l’ufficio del personale o il sindacato.

Come funziona la finestra mobile

Nel comporto per sommatoria non conta il totale della vita lavorativa, ma quanto hai accumulato in un arco di tempo che scorre con te. Con un limite di 180 giorni negli ultimi 3 anni e con oggi 12 agosto 2026, la finestra parte dal 13 agosto 2023, quindi una malattia del 10 agosto 2023 non pesa più, una del 20 agosto 2023 pesa ancora e uscirà dal conteggio il 20 agosto 2026, restituendoti un giorno di margine. Il tool applica esattamente questa regola, unisce i periodi che si sovrappongono per non contare due volte lo stesso giorno e ti mostra il calendario delle uscite, cioè le date in cui i giorni più vecchi smettono di pesare.

Giorni esauriti e comporto superato non sono la stessa cosa

Arrivare esattamente al limite significa aver consumato tutto il periodo protetto, ma il superamento scatta con il giorno successivo di assenza. Il tool tiene distinte le due date perché è lì che si giocano le contestazioni. Va ricordato anche che il superamento non rende automatico il licenziamento, e che diversi contratti prevedono la possibilità di chiedere un periodo di aspettativa non retribuita, richiesta che però va presentata prima di sforare, non dopo.

Cosa può restare fuori dal conteggio, e i limiti di questa stima

Molti CCNL escludono dal comporto le assenze per infortunio sul lavoro e malattia professionale, il ricovero ospedaliero, il day hospital e le terapie salvavita; restano fuori anche il congedo di maternità e gli altri congedi, che non sono malattia. La giurisprudenza, poi, considera discriminatorio conteggiare come gli altri i giorni di assenza legati a una condizione di disabilità. Sono periodi che vanno semplicemente non inseriti o inseriti a parte, perché il tool somma le date che gli dai senza sapere da cosa dipendono. Il risultato è quindi una stima costruita sui tuoi numeri, utile per capire a che punto sei e per controllare i conti dell’azienda, ma il conteggio che fa fede è quello del datore di lavoro secondo il contratto applicato e questa pagina non sostituisce il parere di un consulente del lavoro o di un avvocato.