Permessi legge 104, giorni e ore
I tre giorni al mese si possono spezzare in ore, e quante ore siano dipende dal tuo orario settimanale e dai giorni in cui lavori. Nella seconda scheda trovi il residuo dei due anni di congedo straordinario.
I tre giorni di permesso mensili si possono spezzare in ore. Qui vedi quante ore valgono nel tuo caso, perché dipendono dal tuo orario settimanale e dai giorni in cui lavori.
Scrivi l'orario e i giorni che risultano dal tuo contratto, non quelli che fai in media. Se hai dubbi il dato è in busta paga o nel contratto individuale.
Lascia zero se non hai ancora chiesto niente. Se i tuoi permessi si contano a giornate intere, moltiplica le giornate per le ore di una tua giornata.
🧡 Il calcolo è indicativo e resta nel tuo browser. Non sostituisce il conteggio del tuo datore di lavoro né il parere di un consulente del lavoro.
Da dove escono le ore
La legge 104/1992, art. 33 comma 3, dà tre giorni di permesso al mese, e questi giorni si possono spezzare in ore. Per sapere quante ore sono, l'INPS (circolare 128/2003 e messaggio 15995/2007) divide l'orario settimanale per i giorni lavorativi della settimana e moltiplica per tre. In pratica il monte ore è tre volte la tua giornata media. Con 36 ore su sei giorni vengono 18 ore al mese, con 36 ore su cinque giorni 21 ore e 36 minuti, con 40 ore su cinque giorni 24 ore.
Il part-time, cioè la parte che fa litigare
Nel part-time orizzontale, quello in cui lavori tutti i giorni con orario ridotto, i tre giorni restano tre. Sono le ore a essere di meno, perché la tua giornata media è più corta. Nel part-time verticale, quello in cui lavori solo in alcuni giorni, conta la proporzione: se lavori più della metà dei giorni del tempo pieno i tre giorni spettano interi, se lavori metà o meno si riproporzionano moltiplicando tre per il rapporto fra i tuoi giorni e quelli del tempo pieno (circolare INPS 133/2000).
Cosa questo strumento non può sapere
Orario settimanale, giorni lavorativi e giorni del mese dipendono dal CCNL e dal tuo contratto individuale, quindi li chiediamo a te invece di inventarli: il dato vero è in busta paga o nel contratto. Non è previsto neppure l'arrotondamento, perché la legge non ne fissa uno e ogni ufficio del personale applica il proprio. Lo strumento non verifica il diritto, che nasce dal verbale di handicap in situazione di gravità (art. 3 comma 3), e il conteggio che fa fede resta quello del datore di lavoro.
Tre cose che si sbagliano spesso
I permessi non si mettono da parte, quello che non usi entro fine mese si perde. Non spettano nei giorni in cui non c'è obbligo di prestazione, quindi non si sommano a ferie, malattia o riposi. Dal 2022 non esiste più il referente unico, abolito dal D.lgs. 105/2022, perciò più lavoratori possono usare i permessi per la stessa persona, purché non nello stesso giorno.
I due anni di congedo straordinario
Il congedo dell'art. 42 comma 5 del D.lgs. 151/2001 dura al massimo due anni, cioè 730 giorni, nell'arco della vita lavorativa. Il limite è complessivo per la persona assistita e si divide fra tutti i familiari che ne hanno diritto, ed è cumulativo con il congedo per gravi motivi familiari dell'art. 4 comma 2 della legge 53/2000. Nel computo entrano tutti i giorni che cadono dentro il periodo, feste comprese, mentre i giorni non lavorativi collocati all'inizio o alla fine non si contano. L'indennità ha un tetto annuo che l'INPS aggiorna ogni anno, quindi qui non compaiono importi. Nessuna delle due schede è un parere legale: per una situazione dubbia parlane con un consulente del lavoro o con un patronato.