Da sottotitoli a trascrizione

Hai il file dei sottotitoli di una riunione o di un video e ti serve il testo, non i numeri. Carica il tuo .srt o .vtt e ne esce prosa: tempi via, frasi ricomposte, e soprattutto tolte le ripetizioni delle didascalie che scorrono. Serve un file che hai già: da qui non si scarica da nessun sito.

Tocca qui o trascina il file .srt o .vtt
secondi
Il file non viene caricato da nessuna parte: resta nel tuo browser.

Il problema vero non sono i tempi

Togliere i numeri e gli orari lo fa chiunque. Il guaio dei sottotitoli automatici è un altro: scorrono, cioè ogni riquadro ripete la coda di quello prima per farla salire, e il testo che ne esce dice ogni frase due o tre volte. Un file così, dato in pasto a qualcuno o a qualcosa che deve riassumerlo, è lungo il triplo del necessario e pieno di echi.

Come decide se tagliare

Prima misura tutto il file: guarda quante coppie di riquadri consecutivi si sovrappongono nei tempi e ripetono davvero le stesse parole. Se sono la maggioranza, sono didascalie a scorrimento e le fonde. Se sono due o tre, sono ripetizioni vere di chi parla, e non tocca niente: così un «no, no, no» resta «no, no, no». Il confronto è esatto, parola per parola, mai a somiglianza.

Quello che ha fatto è scritto

Sotto il risultato trovi quante battute ha letto, quante code ripetute ha fuso e quante parole ha tolto. Il pulsante «Vedi il testo grezzo» mostra le battute una per riga, senza fusioni: serve a controllare, in dieci secondi, che non sia sparito niente.

I nomi di chi parla

I nomi ci sono solo se la piattaforma li ha scritti nel file: succede con Teams, Zoom e Meet, e con i .vtt che usano <v Nome>. I sottotitoli automatici di YouTube non li hanno, e in quel caso te lo dice: capire chi parla dal solo audio non si può, e inventarlo sarebbe peggio che tacere. Se i nomi ci sono, puoi anche sostituirli con Relatore 1, 2, 3, che è un modo di anonimizzarli, non di riconoscerli.

Punteggiatura e paragrafi

I paragrafi si chiudono su un punto, su un cambio di voce o su una pausa (la regoli tu). Se i sottotitoli non hanno punteggiatura, e le trascrizioni automatiche spesso non ce l'hanno, restano solo le pause: te lo scrive, perché la punteggiatura non si inventa. E le parole capite male dalla trascrizione automatica restano sbagliate: qui si sistema la forma, non il contenuto.