TFR in azienda o nel fondo pensione
Le due gambe pagano tasse completamente diverse, quindi il confronto fra i montanti lordi può dire il contrario del confronto fra i netti. Qui escono tutti e due, con nove scenari affiancati e il rendimento di pareggio.
Parte da zero apposta: il contributo del datore esiste solo nei fondi negoziali di categoria e solo se versi anche tu la tua quota. Metterlo per default truccherebbe il confronto.
Riempita da sola con la stima dal reddito di riferimento. La vera la ricalcola l'Agenzia delle Entrate sulla media degli ultimi cinque anni: se la conosci, scrivila qui.
La scelta che si fa una volta sola, e il numero che serve per farla
Chi firma un contratto ha sei mesi per dire dove vuole che vada il suo TFR, e se non dice niente ci pensa il silenzio-assenso a mandarlo alla previdenza complementare. È una scelta che nella direzione azienda→fondo si può cambiare quando si vuole, mentre nell'altro verso non si torna indietro: quello che è entrato nel fondo resta nel fondo. Vale la pena guardarci dentro una volta con calma.
Il confronto che si legge in giro quasi sempre mette a paragone i due montanti lordi, e così facendo salta la parte che decide: le due gambe pagano tasse completamente diverse, e in certe combinazioni di anni e rendimento il confronto fra i lordi dice il contrario del confronto fra i netti. Qui escono tutti e due, con le voci in chiaro sotto ciascuno. Se ti serve solo la stima della quota che maturi ogni anno, senza rivalutazioni e senza tasse, quella sta in Calcolo del TFR.
Come si rivaluta il TFR in azienda: 1,5% più il 75% dell'inflazione
La regola è nell'articolo 2120 del codice civile e non cambia da quarant'anni: ogni anno il montante accantonato al 31 dicembre precedente si rivaluta dell'1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice ISTAT dei prezzi. Non si rivaluta la quota che stai maturando adesso, ma solo quella già in cassa: è il motivo per cui il primo anno la rivalutazione è zero. La norma la costruisce mese per mese, 0,125 punti al mese, e la pagina la calcola così.
Quel 75 per cento è la parte che si tende a sottovalutare, e la sua conseguenza è meccanica: quando l'inflazione supera il 6% la rivalutazione resta sotto, quindi il TFR in azienda perde potere d'acquisto per costruzione; quando l'inflazione è all'1% quell'uno e mezzo per cento fisso vale più dell'aumento dei prezzi ed è una regola generosa. Sulla rivalutazione, poi, si paga ogni anno un'imposta sostitutiva del 17% che viene scalata direttamente dal montante: è il motivo per cui la cifra in busta paga cresce meno del conto teorico.
L'imposta del fondo che scende dal 15% al 9%
Sul fondo pensione la tassazione finale è quella dell'articolo 11 del D.lgs. 252/2005, ed è costruita per premiare chi resta: si parte dal 15% e si scende di 0,30 punti per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino al pavimento del 9%, che si tocca al trentacinquesimo anno. Venti anni di fondo fanno il 13,50%, trenta anni il 10,50%. L'imposta si paga solo sui contributi che hai dedotto: i rendimenti hanno già pagato il loro 20% anno per anno, e quello che hai versato oltre il tetto dei 5.164,57 euro l'anno non è stato dedotto e quindi alla fine è esente.
Dall'altra parte il TFR lasciato in azienda sconta la tassazione separata, che non è l'IRPEF dell'anno in cui incassi ma un'aliquota calcolata sul reddito di riferimento, cioè sulla quota media annua moltiplicata per dodici. È il motivo per cui il netto è più alto di quanto ci si aspetterebbe applicando l'aliquota corrente, e la stima che trovi nel campo viene da lì. La vera però la ricalcola l'Agenzia delle Entrate sulla media dei redditi degli ultimi cinque anni, quindi qui si può solo stimare: se sai già la tua, scrivila nel campo. Per farti un'idea di quanto pesa l'IRPEF sul tuo stipendio c'è Stipendio netto e lordo.
Quello che questo conto non può sapere, e perché non c'è scritto «conviene»
Il rendimento del comparto e l'inflazione dei prossimi vent'anni non li conosce nessuno: li metti tu, e cambiando quei due numeri cambia la risposta. Per questo la pagina non scrive mai che una gamba conviene: mostra nove scenari affiancati e soprattutto il rendimento di pareggio, cioè quanto deve rendere il fondo perché le due strade diano lo stesso netto. Quel numero non dipende da un'ipotesi sul futuro del fondo, e per una decisione è molto più utile di una cifra sola.
Restano fuori tre cose che vale la pena dire per intero. Il contributo del datore parte da zero e non è una dimenticanza: esiste solo nei fondi negoziali di categoria e solo se versi anche tu la tua quota, quindi metterlo per default truccherebbe il confronto. Il rendimento che scrivi si intende già al netto dei costi di gestione del fondo, che tra un comparto e l'altro cambiano parecchio e vanno letti nel documento sui costi. E soprattutto i soldi nel fondo non sono liquidi come il TFR: si riprendono con le anticipazioni tipizzate e con il riscatto solo in certi casi, mentre il TFR in azienda arriva comunque alla fine del rapporto. È un pezzo della scelta che nessun numero cattura. Se quello che stai confrontando è invece dove tenere fermi dei risparmi, il conto delle tasse sul deposito sta in Conto deposito, quanto resta netto; e per sapere quando ci arrivi, alla pensione, c'è Quando vado in pensione.