Unisci più tracce GPX

Il trekking di tre giorni, l'orologio che ha spezzato l'attività, il telefono che è morto a metà giro: qui i pezzi diventano un file solo, messi in fila per orario e non per nome del file.

Tocca qui o trascina i file GPX
I file restano nel tuo browser: non vengono inviati da nessuna parte.

Quando servono più file, e perché incollarli non basta

Il caso non è «ho due file», è quasi sempre uno di questi quattro. Il trekking di più giorni, dove l'orologio salva un'attività al giorno e alla fine ne hai cinque invece del percorso. L'attività spezzata dalla pausa: ti sei fermato a mangiare, hai premuto stop, e quando hai ripreso è nato un file nuovo. Il telefono morto a metà giro, che ha ricominciato a registrare da capo appena l'hai attaccato al powerbank. E il ciclocomputer che salva a ogni accensione, per cui un giro con tre soste sono quattro file.

In tutti e quattro finisce uguale: il portale dove vuoi caricare la traccia si aspetta un'attività sola, e tu ne hai cinque. Attaccare i file con un editor di testo non funziona, perché un GPX non è una lista di righe: è un documento XML con una struttura sua, e due documenti incollati uno dopo l'altro non sono un documento. Serve smontarli e rimontarli, ed è quello che fa questa pagina, nel tuo browser, senza che i file escano dal dispositivo.

Accetta GPX e TCX, anche compressi in .gz, che è quello che esce da un orologio Garmin o da un portale di sentieri. In uscita c'è sempre un GPX, perché è il formato che leggono tutti.

L'ordine è quello dell'orologio, non quello dei nomi

È il primo errore, ed è silenzioso. Se i file si chiamano giro (1), giro (2) e giro (10), in ordine alfabetico il dieci sta in mezzo, fra l'uno e il due: un programma che ordina per nome attacca i pezzi nell'ordine sbagliato, e ne esce una traccia che salta avanti e poi torna indietro. Sulla mappa si vede subito; nei numeri del dislivello e della distanza no, e quelli sono i numeri che poi racconti.

Qui l'ordine si legge dentro i file: ogni punto registrato porta il suo orario, e i pezzi si mettono in fila per orario di inizio. Il nome del file non conta niente, e non deve contare: è una cosa che decide il telefono, non tu.

Quando gli orari non ci sono la pagina lo dice invece di indovinare. Succede con i percorsi usciti da un pianificatore, che sono una linea disegnata sulla mappa e non una registrazione: lì non esiste un «prima» e un «dopo» da leggere, quindi resta l'ordine in cui hai caricato i file e lo puoi correggere con le frecce. Indovinare sarebbe peggio: un ordine sbagliato dichiarato si vede, un ordine sbagliato presentato come giusto no.

Due modi di unire, e non sono la stessa cosa

Un segmento per file è il modo consigliato, e tiene il buco per quello che è. Dentro il GPX i pezzi restano separati, e quasi tutti i programmi che calcolano il tempo in movimento saltano gli intervalli fra un segmento e l'altro: la notte passata in rifugio non finisce nel tempo di percorrenza e il tratto fra la fine di un giorno e l'inizio del successivo non viene disegnato.

Un segmento solo unisce tutto in una linea continua. È giusto quando il buco è un singolo, quando l'orologio ha fatto le bizze per trenta secondi e i due pezzi si toccano. È sbagliato quando fra un file e l'altro c'è una notte, perché il programma tira una riga dritta da dove eri a dove sei ricomparso, e quei chilometri in linea d'aria entrano nel totale come se li avessi camminati.

La differenza non è un'opinione, è un numero. Sugli stessi due giorni dei file di prova, il modo a segmenti separati dà 4,33 km e il modo a segmento unico ne dà 5,30 km: quasi un chilometro comparso dal nulla, che è esattamente il tratto in linea d'aria fra il punto dove è finita la registrazione del primo giorno e quello dove è ricominciata il secondo. Per questo la pagina, prima che tu scelga, ti dice per ogni giunzione quanti metri in linea d'aria e quanto tempo ci sono: con quei due numeri davanti la scelta la fai in un secondo.

Quello che non si perde per strada

È la parte che distingue un'unione fatta da una fatta per finta, perché il danno è invisibile: il file si apre, la traccia c'è, la mappa è giusta, e i dati dell'allenamento non ci sono più. Dentro ogni punto registrato, oltre a quota e orario, viaggiano le estensioni: frequenza cardiaca, cadenza, potenza, temperatura. Qui vengono ricopiate punto per punto, e alla fine la pagina ti dice su quanti punti le ha trovate, così se il numero è zero lo sai prima di caricare e non dopo.

Stessa cosa per i waypoint, cioè i puntini che qualcuno ha messo a mano: il rifugio, la fontana, il bivio dove ci si perde sempre. Sono l'unica cosa del file che non l'ha scritta una macchina, e un'unione che li butta via cancella l'unico lavoro umano che c'era dentro. Quelli che compaiono in due file con lo stesso nome e le stesse coordinate entrano una volta sola.

E si conservano anche i campi che quasi nessuno guarda ma che vengono dal ricevitore: hdop, sat, fix, cioè quanti satelliti erano agganciati e quanto era buona la ricezione in quel punto. Non servono a te, servono ai programmi che dopo devono decidere di quali punti fidarsi.

Il file che esce è GPX 1.1, e questa non è una dichiarazione a parole: la prova di questo strumento passa il file prodotto allo schema ufficiale, che è la specifica stessa, e pretende che lo accetti. Serve perché dentro un punto l'ordine dei campi è obbligatorio, e un file con i campi in ordine diverso si apre benissimo in un editor di testo e viene rifiutato dai portali, che quando rifiutano non spiegano mai perché.

Quello che non fa, detto chiaro

Non inventa punti. Dove c'è un buco resta un buco: la pagina non interpola, non tira una curva plausibile fra la fine di un pezzo e l'inizio del successivo, non ricostruisce il tratto mancante. Se scegli il segmento unico, la riga dritta la disegna il programma con cui apri il file, e tu lo sai in partenza perché te l'ha detto qui.

Non ripulisce il rumore del GPS. Se una traccia ha quel classico dente da cinquanta metri perché eri sotto un tetto, quel dente resta. Per guardare che cosa c'è dentro una traccia — distanza vera, dislivello con la soglia contro il rumore, pendenze e profilo altimetrico — la scheda giusta è Analizza una traccia GPX.

Non fa il verso opposto. Dividere una traccia in pezzi è un altro mestiere e qui non c'è. E non tocca le quote: se il tuo orologio le sbaglia di venti metri, escono sbagliate di venti metri anche dopo, perché correggerle vorrebbe dire avere un modello del terreno e inventarsi la differenza.