Tabelle Markdown in Excel
Incolla una risposta intera, anche lunga e piena di testo: il tool trova tutte le tabelle che contiene, te le mostra con righe e colonne e ne copia una nel foglio di calcolo con un clic. Niente file da caricare da nessuna parte.
Il pulsante «Copia per Excel e Fogli Google» mette negli appunti le celle separate da una tabulazione: è quello che un foglio di calcolo capisce al volo, quindi il separatore qui sopra vale per il file CSV. La virgola decimale è quella che si aspetta un foglio in italiano: se il CSV lo apri con un programma in inglese, scegli il punto. Questi due menù valgono per il CSV e per gli appunti: nel file .xlsx i numeri sono numeri veri, tenuti con gli stessi decimali che vedi qui (9,90 resta 9,90), e il segno decimale lo mette il tuo foglio di calcolo secondo la sua lingua.
Come si usa
Incolla nel riquadro la risposta così com'è, con i titoli, i paragrafi e le tabelle in mezzo: non serve ritagliare niente. Sotto compare l'elenco delle tabelle trovate, ognuna con l'anteprima, il numero di righe e di colonne e il punto del testo da cui arriva. Quando hai riconosciuto quella che ti serve, premi «Copia per Excel e Fogli Google» e incolla nel foglio: le celle finiscono al posto giusto. Se preferisci un file, ci sono il CSV e il .xlsx.
Più tabelle in una risposta sola
È la parte che serve davvero. Una risposta lunga spesso contiene tre o quattro tabelle separate da paragrafi di commento: qui le trovi tutte in un colpo, con il titolo che le precede usato come etichetta, così le distingui a colpo d'occhio senza rileggere il testo. L'etichetta però non scavalca la tabella precedente: se due tabelle stanno una sotto l'altra dopo un solo titolo, quel titolo va alla prima e la seconda resta «Tabella 2», perché due tabelle con la stessa etichetta vorrebbero dire due fogli con lo stesso nome e due file scaricati con lo stesso nome. Se le tabelle sono più di una c'è anche il pulsante che le scarica tutte in un unico .xlsx, una per foglio, con il nome del foglio preso dal titolo. Le tabelle scritte dentro un blocco di codice restano fuori, perché lì di solito sono un esempio da leggere e non dati da portare nel foglio: se ce ne sono, il tool scrive quante ne ha lasciate lì. Se invece nel testo ci sono solo quelle, le prende e te lo dice.
Perché copiare è meglio che scaricare
Incollare è il gesto vero: gli appunti ricevono le celle separate da una tabulazione, che è il formato che Excel, Fogli Google, Numbers e LibreOffice riconoscono da soli senza fare domande. Il file CSV serve quando devi archiviarlo o passarlo a un programma; il .xlsx serve quando vuoi che ogni valore resti del tipo giusto, perché è l'unico formato in cui il tipo di ogni cella è scritto dentro il file: i codici restano testo e i numeri restano numeri, con lo stesso numero di decimali che vedi nell'anteprima (9,90 resta 9,90, non diventa 9,9). Il segno decimale, lì, non lo scegli tu: lo mette il foglio di calcolo che apre il file, secondo la sua lingua.
Separatore, virgola decimale e BOM
Il CSV non ha uno standard unico. Un foglio di calcolo in italiano si aspetta il punto e virgola come separatore e la virgola nei decimali; i programmi in inglese vogliono la virgola come separatore e il punto nei decimali. I due comandi sono in vista sopra i risultati, non nascosti in un menù, perché sbagliarli è il modo più veloce per ritrovarsi tutta la tabella schiacciata in una colonna sola. Il segno UTF-8 in testa al file (BOM) è quello che dice a Excel «questo file è Unicode»: quando manca, à ed è si sfasciano al doppio clic.
I valori che il foglio di calcolo cambia da solo
Un codice come 007 perde lo zero, 3/4 diventa il 3 aprile, 1-2 diventa il 1° febbraio e un codice a barre di tredici cifre diventa 8,01235E+12. Non è un difetto del testo che hai incollato: è il foglio di calcolo che indovina il tipo di quello che riceve. Il tool te lo dice con un avviso e conta quanti valori sono a rischio. Il file .xlsx non ha questo problema, perché il tipo di ogni cella è dichiarato dentro il file: i numeri veri escono come numeri e si sommano, tutto il resto esce come testo e resta identico. Per il CSV e per gli appunti c'è invece l'interruttore che scrive quei valori nella forma ="007", che il foglio conserva come testo. Nello stesso modo tratta un numero ambiguo come 1.250, che può valere milleduecentocinquanta oppure uno virgola venticinque: se nella colonna non c'è nient'altro che lo chiarisca il tool non sceglie al posto tuo, lo lascia scritto com'è, e con l'interruttore acceso lo protegge anche nel CSV e negli appunti.
Le stanghette dentro le celle
Una stanghetta protetta con la barra rovesciata (\|) resta dentro la cella e non la spezza, ed è così anche per una stanghetta dentro il codice fra apici inversi (`CSV|XLSX`): il testo che vedi a schermo è quello che finisce nella cella. Il grassetto, il corsivo e gli apici inversi vengono tolti, perché nel foglio di calcolo la formattazione Markdown sarebbe solo rumore. Per i link puoi scegliere: solo il testo (l'impostazione normale) oppure il testo e l'indirizzo in due colonne, e in questo caso accanto a ogni colonna che contiene link ne compare una nuova con gli indirizzi.
Righe storte e tabelle senza intestazione
Se una riga ha un numero di colonne diverso dalle altre, il tool la lascia esattamente com'è e te lo scrive: non aggiunge celle vuote di nascosto, perché una tabella riempita in silenzio è peggio di una tabella storta. Anche gli spazi disallineati non contano: quello che conta sono le stanghette, non l'incolonnamento. Le stanghette ai due bordi sono facoltative, come vuole il Markdown: dentro una tabella bordata anche | 3 | 4 è una riga di dati come le altre, e una riga con una colonna in più o in meno resta dov'è, con il suo avviso. Quello che resta fuori è la riga che non ha proprio la forma della tabella: in una tabella con le stanghette ai bordi, una nota di fonte in corsivo dopo l'ultima riga (*Fonte: ISTAT | anno 2025*) non ne ha nessuna ai lati e non viene assorbita come se fosse un dato, e lo stesso vale per una riga orfana appena sopra l'intestazione. In quei casi il tool scrive quante righe ha lasciato fuori e ti fa vedere la prima. Se la tabella non ha la riga di trattini sotto l'intestazione, viene trattata come una tabella di soli dati, e c'è la spunta «La prima riga è l'intestazione» per dire il contrario: cambia l'anteprima, il grassetto nel .xlsx e il blocco della prima riga quando scorri.
Cosa non fa, dichiarato
Legge le tabelle scritte in Markdown, non quelle scritte in HTML con <table> e non quelle dentro un'immagine. Le celle escono come testo semplice: la formattazione, i colori, le celle unite e le note non esistono in una tabella Markdown, quindi non ci sono nemmeno qui. Un a capo dentro una cella (<br>) diventa uno spazio, perché un a capo vero spezzerebbe l'incollatura negli appunti. Un importo con il simbolo della valuta e una percentuale restano testo, così non ti ritrovi un numero senza unità. Oltre le cinquanta tabelle il tool si ferma e te lo dice. Il percorso opposto, dalla griglia al codice Markdown, lo fa il generatore di tabelle Markdown; per aprire un .xlsx che hai già c'è Da Excel a CSV, e per rimettere in riga un CSV storto c'è Pulisci un CSV.